Come Stipulare Contratto con un Lavoratore Domestico

In questa guida vedremo come eseguire un contratto di categoria con lavoratori domestici. In materia di orario di lavoro, il contratto di categoria si fa carico di contemperare le esigenze della famiglia con quelle della lavoratrice o lavoratore domestico.

In molte situazioni, infatti, ci può essere reciproca convenienza verso un rapporto continuo che, pur richiedendo la convivenza, non necessita un tempo pieno. I lavoratori conviventi inquadrati nei livelli C, B e B super possono essere assunti con orario fino a 30 ore settimanali, che deve essere articolato in varie tipologie.

Le tipologie sono la prima interamente collocato tra le 6 e le 14, la seconda è interamente collocato tra le 14 e le 22 e la terza è interamente collocato in non più di tre giorni settimanali, nel limite massimo di 10 ore al giorno. A questi lavoratori il contratto va bene basta che l’orario sia osservato nel limite massimo delle ore 30 settimanali.

A questi lavori deve essere corrisposta una retribuzione minima pari a quella prevista dalla tabella B (si veda più avanti). Qualora il lavoratore sia tenuto all’osservanza di un orario giornaliero pari o superiore alle 6 ore, ove sia concordata la presenza continuativa sul posto di lavoro, spetta la fruizione del pasto, oppure un’indennità pari al suo valore convenzionale.

Per concludere, è importante sapere che i collaboratori domestici, come tutti gli altri lavoratori, possono dare le dimissioni dando il preavviso. Il preavviso varia in base al numero di ore della collaborazione. In questo articolo è possibile trovare maggiori dettagli.

Come Richiedere l’Amministrazione Controllata

A causa della crisi economica molte piccole e medie aziende stanno attraversando un periodo veramente difficilissimo. L’imprenditore che si trova in questa problematica, per garantire gli investitori ed i creditori che hanno messo soldi nell’impresa, può chiedere al Tribunale la gestione controllata.

Il Tribunale può concederla per un massimo di due anni, e il suo scopo è solamente quello di garantire i creditori da una probabile perdita delle obbligazioni comprate.
Per ottenere l’amministrazione controllata, la crisi dell’impresa deve poi avere un carattere temporaneo, almeno in previsione. Devono quindi esistere delle concrete possibilità di ripresa, altrimenti l’amministrazione sarebbe inutile.

I creditori devono comunque approvare la proposta fatta dal debitore di amministrazione controllata. La proprietà e i relativi debiti rimangono gravanti sul debitore, ma la gestione è controllata da un commissario nominato, tutto questo per garantire il credito vantato dai creditori, affinchè non venga dissipato con altre gestioni fallimentari.

Visto che la gestione controllata è a beneficio dei creditori, il debitore, se dimostra che la crisi è passata e che può quindi garantire il credito vantato dai creditori, può ottenere la revoca della disposizione del Tribunale.
Al contrario, qualora il Tribunale capisse, che nonostante il commissariamento, non c’è possibilità di garantire i creditori, predisporrà il fallimento, in modo che ognuno possa almeno recuperare una parte di ciò che ha investito.