Aprire un Negozio Virtuale – Consigli

Il computer è ormai come il telefono, ed ogni persona ne ha almeno uno in casa, altre più di uno. Lo stesso vale per internet, che è ormai un luogo virtuale dove scambiare opinioni, conoscere persone, comprare, vendere.

Visto che ormai c’è un numero sempre crescente di persone collegate ad internet, è possibile fare diventare questo il luogo dove avviene la compravendita di vari oggetti.

Grazie alla tecnologi, che è ormai alla portata di tutti, abbiamo la possibilità di fare acquisti comodamente da casa, senza neanche alzarci ormai dalla nostra poltrona.
Per aprire un negozio virtuale, l’iter è molto simile a quello che serve per aprire un negozio tradizionale, perchè si tratta di una vera e propria impresa commerciale.

Si deve infatti aprire una partita iva, iscriversi al registro delle imprese e fare la denuncia di inizio attività al comune in cui si risiede ed ove è registrata la vostra attività.

Ogni volta che si vende qualcosa, bisogna emettere una fattura. Una copia di questa va spedita all’acquirente, l’altra dovrai conservarla per la dichiarazione dei redditi.
Per la gestione del negozio virtuale è consigliabile avvalersi di un web master, che sia in grado di curare il negozio nel migliore dei modi, aggiornarlo e mettere sempre in rete tutti i nuovi prodotti, con foto e descrizione.

Importanza della Laurea per Lavorare

Nella situazione di crisi in cui sguazza l’Italia al giorno d’oggi, questa domanda risulta più che mai pertinente, soprattutto dal momento che le informazioni al riguardo sono ben poco incoraggianti.
Ci tengo quindi a fornirvi una panoramica reale della situazione, priva di merletti o zuccherini, che possa darvi un’idea, giovani laureandi, del quadro che vi circonda e del quale presto o tardi farete parte.

I dati

Secondo fonti Istat, i giovani rappresentano il 37,8% dell’occupazione nazionale, ma il loro livello di attività è ben lontano da quello degli adulti. Inoltre il tasso di occupazione dei giovani di 20-29 anni con un livello di istruzione secondario è al 53,3%, mentre quello dei giovani laureati è pari al 50,2% (il più basso in assoluto, inferiore di oltre 25 punti alla media europea). L’Italia è l’unico paese europeo in cui il tasso di occupazione dei laureati è inferiore a quello dei coetanei con un titolo di studio minore (!!!). Sempre l’Istat sottolinea poi come la laurea riduca la possibilità di disoccupazione solo dopo i 30 anni, mentre in precedenza questa si aggiri intorno al 24% (23,9%).

Messa in questi termini la prospettiva non sembra certo delle migliori. Ma aspettate. Non è tutto.
Sempre l’Istat rileva che i giovani, indipendentemente se precari o laureati, guadagnino mediamente il 26% in meno rispetto agli adulti. Coooooosa?? Ebbene si, oltre alla difficoltà di trovare un impiego decente, cari laureati con alle spalle anni di esami, professori lunatici, lezioni annullate senza preavviso, lentezze burocratiche, ci si mette anche la questione cash. La spiegazione sembra legarsi alla mancanza di esperienza dei giovani rispetto ai lavoratori più anziani.

Il problema

In ogni caso questa è la situazione: il vostro ingresso nel mondo del lavoro, (a meno che voi non siate degli esperti di tecnologie innovative ed informatica: in questo caso le possibilità di trovare un impiego aumentano), sarà costituito da possibilità centellinate con il contagocce e sottopagate. Ci si può rendere conto di ciò semplicemente notando quanti siano gli stages offerti dalle moltissime aziende che in questo modo danno una formazione, anche se minima, che può cominciare a sopperire le enormi lacune delle nostre università italiane. Perchè parliamoci chiaro: il problema è a monte. Non sono le aziende che preferiscono il vecchio al nuovo. E’ che il nuovo non ha nessuna conoscenza specifica sulla quale costruire un’esperienza successiva. E la causa è la politica universitaria che promuove un insegnamento generale e generalista, che sorvola sui particolari. Ecco l’handicap dell’università italiana.
Nonostante questo però, la laurea costituisce il presupposto necessario per affacciarsi a determinate professioni.

Nonostante ricca di pecche e lacune, l’istruzione universitaria è in Italia assolutamente basilare per chi aspira a qualcosa di più. Per me quindi la risposta alla domanda è positiva.
Ma con una postilla: se volete davvero rendere la vostra laurea più che un pezzo di carta, non adagiatevi sugli allori, cominciate invece a crearvi quell’esperienza prima di concludere gli studi. Datevi da fare durante, migliorate le lingue, fate stages, applicatevi nel pratico, prima che qualcuno vi possa dire:” Bene, lei si è laureato in tempo con 110, bravo, ma in concreto cosa sa fare??”
Bruciamo sul tempo i datori di lavoro.

Come Stipulare Contratto con un Lavoratore Domestico

In questa guida vedremo come eseguire un contratto di categoria con lavoratori domestici. In materia di orario di lavoro, il contratto di categoria si fa carico di contemperare le esigenze della famiglia con quelle della lavoratrice o lavoratore domestico.

In molte situazioni, infatti, ci può essere reciproca convenienza verso un rapporto continuo che, pur richiedendo la convivenza, non necessita un tempo pieno. I lavoratori conviventi inquadrati nei livelli C, B e B super possono essere assunti con orario fino a 30 ore settimanali, che deve essere articolato in varie tipologie.

Le tipologie sono la prima interamente collocato tra le 6 e le 14, la seconda è interamente collocato tra le 14 e le 22 e la terza è interamente collocato in non più di tre giorni settimanali, nel limite massimo di 10 ore al giorno. A questi lavoratori il contratto va bene basta che l’orario sia osservato nel limite massimo delle ore 30 settimanali.

A questi lavori deve essere corrisposta una retribuzione minima pari a quella prevista dalla tabella B (si veda più avanti). Qualora il lavoratore sia tenuto all’osservanza di un orario giornaliero pari o superiore alle 6 ore, ove sia concordata la presenza continuativa sul posto di lavoro, spetta la fruizione del pasto, oppure un’indennità pari al suo valore convenzionale.

Per concludere, è importante sapere che i collaboratori domestici, come tutti gli altri lavoratori, possono dare le dimissioni dando il preavviso. Il preavviso varia in base al numero di ore della collaborazione. In questo articolo è possibile trovare maggiori dettagli.

Come Richiedere l’Amministrazione Controllata

A causa della crisi economica molte piccole e medie aziende stanno attraversando un periodo veramente difficilissimo. L’imprenditore che si trova in questa problematica, per garantire gli investitori ed i creditori che hanno messo soldi nell’impresa, può chiedere al Tribunale la gestione controllata.

Il Tribunale può concederla per un massimo di due anni, e il suo scopo è solamente quello di garantire i creditori da una probabile perdita delle obbligazioni comprate.
Per ottenere l’amministrazione controllata, la crisi dell’impresa deve poi avere un carattere temporaneo, almeno in previsione. Devono quindi esistere delle concrete possibilità di ripresa, altrimenti l’amministrazione sarebbe inutile.

I creditori devono comunque approvare la proposta fatta dal debitore di amministrazione controllata. La proprietà e i relativi debiti rimangono gravanti sul debitore, ma la gestione è controllata da un commissario nominato, tutto questo per garantire il credito vantato dai creditori, affinchè non venga dissipato con altre gestioni fallimentari.

Visto che la gestione controllata è a beneficio dei creditori, il debitore, se dimostra che la crisi è passata e che può quindi garantire il credito vantato dai creditori, può ottenere la revoca della disposizione del Tribunale.
Al contrario, qualora il Tribunale capisse, che nonostante il commissariamento, non c’è possibilità di garantire i creditori, predisporrà il fallimento, in modo che ognuno possa almeno recuperare una parte di ciò che ha investito.