Vantaggi e Svantaggi di Avviare un’Attività all’Estero

In molte sono le aziende che, negli ultimi anni, hanno deciso di avviare un attività all’estero. Questo è tanto più vero quando si parla di grandi imprese, con utili da capogiro, che possono permettersi senza dubbio di muovere capitali e linee di produzione lì dove il mercato ne decreta la maggiore redditività.

Diverso il discorso per tutti gli altri, che ovviamente non godono dello stesso tipo di opportunità e che non possono essere considerate privilegiate in tal senso: tuttavia, potrebbe risultare ugualmente molto interessante l’idea di avviare un’attività all’estero, ovviamente nel pieno rispetto della legge vigente in Italia.

Grazie anche alle innovazioni tecnologiche, essere parte di un progetto di delocalizzazione diventa molto più semplice e alla portata anche di quanti, fin’ora, non avevano mai preso in considerazione questa ulteriore possibilità di sviluppo per il proprio business.

I network informativi a quali è possibile accedere attraverso internet lasciano spazio a molte più attività di quanto non fosse possibile in passato, consentendo la commercializzazione di prodotti anche in zone molto lontane.Normalmente, quando una piccola o media impresa intende avviare un attività all’estero deve scontrarsi con problemi di natura fiscale, amministrativa, contabile e giuridica, ma ad oggi le informazioni relative sono molto facilmente raggiungibili attraverso internet.

Chi vuole, ad esempio, prima di compiere il grande passo, potrebbe iniziare con il cercare clienti all’estero e verificare così se esistono anche le condizioni di mercato per espandersi. Quello che era un tempo un salto nel buio, oggi è supportato da un gran numero di informazioni e di strumenti, rendendo molto semplice soprattutto un’esperienza all’interno dei confini dell’Unione Europea.

Come Mostrarsi Sicuri al Colloquio di Lavoro

Se appartieni alla categoria di persone che si presentano ad un colloquio di assunzione con estrema agitazione, cerca almeno di tenere presente alcuni trucchi per sentirti a tuo agio. Non ti impediranno certo di avere le mani sudate, ma ti aiuteranno almeno a non balbettare e a rispondere a tono alle domande.

Affronta il colloquio d’assunzione con disinvoltura e franchezza. Sapendo bene quello che vuoi e quello che puoi offrire. Senza bluffare ma anche senza sminuirti. E fai attenzione ai trabocchetti. Ricordati che l’abbigliamento e l’aspetto generale sono un biglietto di presentazione importantissimo, che condizionerà l’idea del direttore del personale o chi per lui si farà di te.

Quanto detto non significa che se non hai un fisico da top model sei destinata a rimanere disoccupata, la fatidica espressione “bella presenza” è un concetto più ampio, che sottintende un modo di vestire accurato, capelli puliti e in ordine, un profumo discreto, gesti misurati e un tono di voce “giusto”.

Vestiti tenendo conto di tre principi, l’abito deve risultare uno strumento di promozione di se stessi (e cioè non devi vestirti in modo provocatorio, disordinato e i colori devono armonizzarsi bene); è meglio vestirsi assecondando, per quanto possibile, il gusto di chi vi esamina, va bene un abbigliamento classico e preferibilmente indossa abiti consoni al lavoro a cui aspiri.

Rispondi alle domande con calma e franchezza, cerca di dimostrarti entusiasta o almeno motivata, a quel posto di lavoro. Ma cerca di non dare l’impressione che pur di avere un lavoro accetteresti qualsiasi cosa. Non sentirti obbligata a rispondere a tutto. Risulta essere giusto che chi ti esamina ti chieda se hai famiglia, ma non è autorizzato a chiedere nulla di più della tua sfera privata.

Può invece chiederti quasi tutto del tuo passato professionale, dove hai lavorato, che esperienza hai fatto e, se ti è capitato, come mai sei stato licenziato o ti sei licenziato. Oppure se stai cercando di cambiare lavoro, come mai vuoi lasciare il posto dove ti trovi. Per un elenco completo è possibile vedere questa guida sulle domande comuni su questo sito. In questo caso fai molta attenzione, mai parlare male dell’attuale datore di lavoro o dell’ambiente di lavoro. Dì piuttosto che hai voglia di fare un’esperienza nuova, di crescere professionalmente, eccetera.

Come Cercare un Lavoro

Oggi, trovare lavoro significa iniziare un percorso impreditoriale.
Esistono analogie tra l’avviare un’attività imprenditoriale e la ricerca di un lavoro.
Chi crea un’impresa deve conoscere la propria vision e mission aziendale (obiettivo aziendale ultimo)
Chi cerca un lavoro deve conoscere bene i suoi obiettivi professionali.
L’impresa offre sul mercato, attraverso i suoi prodotti e servizi, le proprie conoscenze e competenze
Chi cerca un lavoro offre le proprie conoscenze e competenze.
L’impresa opera in un mercato caratterizzato da clienti e concorrenti.
Chi cerca un lavoro ha le aziende come clienti. I suoi concorrenti sono gli altri, giovani o adulti, che come lui cercano un lavoro.
L’impresa offre qualcosa in più per imporsi sul mercato (valore aggiunto aziendale )
Anche chi cerca un lavoro deve far leva sulle proprie risorse personali: conoscenze, esperienze, carattere (valore aggiunto personale)
L’impresa elabora strategie per raggiungere i clienti.
Chi cerca un lavoro deve usare gli strumenti adatti per entrare in contatto con le aziende e proporre la propria candidatura.
L’impresa decide come posizionare i suoi prodotti-servizi sul mercato in base a: domanda, offerta, prezzo e distribuzione.
Chi cerca un lavoro deve commisurare le proprie aspettative in base a: ciò che il mercato del lavoro richiede, ciò che sa fare, ai contratti esistenti alle sue disponibilità di movimento.

Il bilancio personale e’ un momento di autovalutazione per conoscersi meglio. Serve per realizzare un progetto professionale coerente con le proprie caratteristiche e per affrontare con sicurezza la selezione aziendale.

Con il progetto professionale definiamo invece con chiarezza e realismo i nostri obiettivi di lavoro: cosa vogliamo fare, in quale settore, quali valori attribuiamo al lavoro e quale visione abbiamo del nostro futuro lavorativo.

Se sappiamo chi siamo e cosa vogliamo fare, possiamo allora ricercare informazioni sul mercato del lavoro, in particolare sulle aziende e sui canali piu’ efficaci per raggiungerle. Vi presentiamo un elenco di risorse.
Le aziende. Possono essere contattate direttamente. Per trovare i contatti è possibile vedere il sito Lavorareconnoi.com.
Il passaparola: una preziosa risorsa “informale”
Career days: le aziende si presentano
Agenzie del lavoro: il loro mestiere e di far incontaredomanda e offerta di lavoro
Quotidiani e pubblicazioni: offerte di lavoro e trend del mercato
Internet: un canale privilegiato per conoscere il mondo del lavoro. Tra i siti principali segnaliamo Infojobs.
Concorsi pubblici, associazioni di categoria e ordini professionali
Tirocini: un occasione per mettersi alla prova
Lavorare all’estero: non e’ solo un’esperienza professionale.
Formazione continua: il valore dell’aggiornamento
Autoimprenditorialita’ : imprenditori di se stessi

Il primo scambio di informazioni tra candidato e aziende, avviene attraverso quel particolare biglietto da visita che e’ il curriculum.

Questo documento e’ la nostra carta di presentazione, determinante per superare il primo filtro della selezione. Deve rispecchiare il carattere dell’autore ed e’ importante che dichiari l’obiettivo professionale e i risultati raggiunti.

Scrivere un curriculum, quindi, e’ il primo passo sulla strada che porta alla conquista di un lavoro. Il curriculum fa la differenza e consente di accedere alle prove successive.e’ importante, quindi, scriverlo bene, in modo efficace, curandone ogni aspetto: il contenuto, cioe’ le informazioni da inserire e la forma, cioe’ il linguaggio e l’impaginazione.

Apprendistato di Alta Formazione e Ricerca – Caratteristiche

Il contratto di apprendistato di alta formazione e di ricerca (c.d. apprendistato alto) è disciplinato dall’art. 5, D.Lgs. n. 167/2011[1], ed è finalizzato alla “attività di ricerca”, oltre che al “conseguimento di un diploma di istruzione secondaria superiore, di titoli di studio universitari e della alta formazione, compresi i dottorati di ricerca, per la specializzazione tecnica superiore di cui all’articolo 69 della legge 17 maggio 1999, n. 144, con particolare riferimento ai diplomi relativi ai percorsi di specializzazione tecnologica degli istituti tecnici superiori di cui all’articolo 7 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 25 gennaio 2008”, ed al “praticantato per l’accesso alle professioni ordinistiche o per esperienze professionali…” (art. 5, co.1, D.Lgs 14 settembre 2011, n. 167, c.d. T.U. dell’apprendistato).

CAMPO DI APPLICAZIONE OGGETTIVO. La possibilità di assunzione con il contratto di apprendistato alto riguarda “tutti i settori attività, pubblici o privati” (art. 5, co.1, D.Lgs. . 167/2011).

CAMPO DI APPLICAZIONE SOGGETTIVO. Destinatari del contratto sono:
“soggetti di eta’ compresa tra i diciotto anni e i ventinove anni” (da intendersi 29 anni e 364 giorni)
giovani che abbiano compiuto i 17 anni d’età e siano in possesso di una qualifica professionale (conseguita ai sensi del D.Lgs. 17 ottobre 2005, n. 226, recante “Norme generali e livelli essenziali delle prestazioni relativi al secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione a norma dell’articolo 2 della legge 28 marzo 2003, n. 53 “) (art. 5, co.1, D.Lgs. n. 167/2011).

PROFILI FORMATIVI E DURATA
Regolamentazione regionale. “Per i soli profili che attengono alla formazione”, la regolamentazione e la fissazione della durata dell’apprendistato alto sono attribuite alla Regione “in accordo con le associazioni territoriali dei datori di lavoro e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, le università, gli istituti tecnici e professionali e altre istituzioni formative o di ricerca, comprese quelle in possesso di riconoscimento istituzionale di rilevanza nazionale o regionale e aventi come oggetto la promozione delle attività imprenditoriali, del lavoro, della formazione, della innovazione e del trasferimento tecnologico” (art. 5, co. 2, T.U.).
Mancanza della regolamentazione regionale. In mancanza delle regolamentazioni regionali, l’attivazione dell’apprendistato alto è demandata “ad apposite convenzioni stipulate dai singoli datori di lavoro o dalle loro associazioni con le Università, gli istituti tecnici e professionali e le istituzioni formative o di ricerca (di cui al co. 2 dell’art. 5 D.Lgs. n. 167/2011), senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”.
Per l’apprendistato alto, la legge non stabilisce né le caratteristiche del percorso formativo, né un monte ore di formazione minimo; entrambi i profili saranno perciò regolati dalle intese regionali.

STANDARD FORMATIVI. Per la verifica dei percorsi formativi svolti nell’ambito dell’apprendistato di “alta formazione” (come di quello per la qualifica e il diploma professionale), devono essere fissati standard formativi (entro 12 mesi dal 25 ottobre 2011, data dell’entrata in vigore del T.U.) dal Ministero del lavoro (“di concerto con il Ministero dell’istruzione, della università e della ricerca, e previa intesa con le Regioni e le province autonome…., nonché nel rispetto delle competenze delle Regioni e province autonome e di quanto stabilito nell’intesa tra Governo, Regioni e parti sociali del 17 febbraio 2010”) (art. 6, co. 1, D.Lgs. n. 167/2011)

STANDARD PROFESSIONALI. Per la verifica dei percorsi formativi relativi all’apprendistato di ricerca (e professionalizzante) sono definiti standard professionali da parte dei “contratti collettivi nazionali di categoria o, in mancanza, attraverso intese specifiche da sottoscrivere a livello nazionale o interconfederale anche in corso della vigenza contrattuale” (art. 6, co. 2, D.Lgs. n. 167/2011).

LIBRETTO FORMATIVO DEL CITTADINO. Il datore di lavoro ha il compito di effettuare la registrazione, nel libretto formativo, della formazione (anche informale) acquisita dall’apprendista.

Indici di un Rapporto di Lavoro Subordinato

L’elemento fondamentale di un rapporto subordinato è il vincolo di soggezione del lavoratore al potere organizzativo, direttivo e disciplinare del datore di lavoro, con conseguente limitazione della autonomia ed inserimento nell’organizzazione aziendale, ovvero nel ciclo produttivo aziendale (ex art. 2094 cod. civ.).

Questo principio risulta fondamentale anche per le prestazioni a carattere intellettuale ed è stato ribadito dalla Cassazione nella sentenza del 18 novembre 2010, n. 23320. Nella fattispecie, un’annunciatrice e traduttrice televisiva è ricorsa al giudice del lavoro al fine di ottenere il riconoscimento della natura subordinata dell’attività svolta.

La Cassazione ha accolto il ricorso sulla base degli elementi sussidiari caratterizzanti il rapporto di lavoro subordinato, ossia tenendo conto
dei vincoli d’orario;
dei controlli penetranti e pervasivi esercitati;
dei criteri di determinazione del compenso, commisurati alle ore di lavoro risultanti dai turni predisposti dall’azienda;
dell’obbligo della lavoratrice di mantenersi a disposizione fra una trasmissione e l’altra;
dell’omogeneità dei compiti svolti rispetto a quelli dei traduttori annunciatori assunti con contratto di lavoro subordinato a tempo parziale.

Evidenziando la soggezione al potere di controllo del datore di lavoro la Corte di Cassazione si è uniformata al consolidato indirizzo giurisprudenziale ai fini della distinzione tra lavoro autonomo e subordinato