Come Lavorare nel Settore Legale

Quelle di avvocato e notaio sono due nobili professioni alle quali si accede con la laurea in Giurisprudenza. Per l’avvocatura, in particolare, è necessario effettuare un periodo di pratica di due anni riconosciuta dall’Ordine di appartenenza del laureato, iscritto presso la Circoscrizione Giudiziaria in cui risiede, con l’incombenza di presenziare alle udienze certificando per altro la pratica effettiva in studio da parte del Dominus. Al termine del primo anno, il “quasi” avvocato è tenuto a presentare una relazione in cui si cimenta nell’analisi di una vicenda giuridica in cui è incorso e che maggiormente lo ha incuriosito, firmata dall’avvocato presso cui esercita il praticantato.
Questo gli consentirà di prestare giuramento nelle date selezionate dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, per acquisire una prima qualifica di “praticante avvocato abilitato al pubblico patrocinio”, ciò gli consente inoltre di costituirsi anche per delega nei verbali di udienza e di iscrivere a ruolo cause che non superino una certa cifra (circa 5000 €).

Durante i due anni il praticante è peraltro soggetto a frequentare obbligatoriamente la scuola forense e i corsi di deontologia professionale appuntandoli su un apposito libretto che alla fine di ogni semestre viene consegnato e vidimato al Consiglio. Al termine del periodo, il praticante può accedere all’Esame di Stato nella Corte d’Appello di residenza, che consiste in 3 prove scritte nell’arco di tre giorni: un parere di civile, uno di penale e un atto, più l’orale – consiste in 6 materie più la deontologia – da sostenere previo superamento delle 3 prove scritte, a distanza di mesi dalla correzione degli elaborati da commissioni miste di professori, magistrati e avvocati.

Per il notariato, invece, dopo aver scelto il clemente mentore come per gli aspiranti avvocati, si passerà a un periodo di pratica in studio di 18 mesi, da certificare ogni due mesi in carta bollata e firmata dal notaio presso l’Ordine Notarile in cui ha sede lo studio che si frequenta. E’ ovviamente opportuno, ancor più che per l’avvocatura la frequenza di corsi privati di preparazione specifica, poiché le prove scritte che si affronteranno in concorso sono molto dure e difficili! Al termine di questi 18 mesi l’aspirante notaio può partecipare al primo concorso utile bandito, per il quale si aspetta una media di 2 anni! Da come appare, la pratica Notarile è più agevole di quella di un avvocato, ma il concorso è certamente più impegnativo.

Il conflitto tra le professioni
Nei secoli che si sono succeduti, le due professioni sono rimaste decisamente slegate una dall’altra nella sostanza e per altro in conflitto. Infatti, come da Regio decreto legge 27 novembre 1933, n.1578 Ordinamento delle professioni di avvocato e di procuratore, l’Art.3 novella che “L’esercizio delle professioni di avvocato e di procuratore (1) è incompatibile con l’esercizio della professione di notaio, con l’esercizio del commercio in nome proprio o in nome altrui, con la qualità di ministro di qualunque culto avente giurisdizione o cura di anime, di giornalista professionista, di direttore di banca, di mediatore, di agente di cambio, di sensale […]con qualunque impiego od ufficio retribuito con stipendio sul bilancio dello Stato, delle province, dei comuni….. E’ infine incompatibile con ogni altro impiego retribuito anche se consistente nella prestazione d’opera di assistenza o consulenza legale, che non abbia carattere scientifico o letterari. Sono eccettuati dalla disposizione del secondo comma: a) i professori e gli assistenti delle università e degli altri istituti superiori ed i professori degli istituti secondari del regno; b) gli avvocati ed i procuratori degli uffici legali istituiti sotto qualsiasi denominazione ed in qualsiasi modo presso gli enti di cui allo stesso secondo comma, per quanto concerne le cause e gli affari propri dell’ente presso il quale prestano la loro opera”.
Il notaio è una figura prevista nell’ordinamento dei Paesi a diritto latino, ma che non esiste o non ha corrispettivo nei Paesi in cui vige il diritto anglosassone (Common Law). La professione di notaio, a cui si accede per concorso nazionale, non si esaurisce nella mera registrazione delle dichiarazioni delle parti, ma si estende all’attività di consulenza, anche fiscale, come stabilito dalla Cassazione, con la sentenza 13 gennaio 2003 n.309. L’Art. 1 comma 1 della L.N. definisce i notai come “pubblici ufficiali istituiti per ricevere gli atti tra vivi e ultime volontà, attribuire loro pubblica fede, conservarne il deposito, rilasciarne copie certificati ed estratti”.

La legge professionale forense e la legge notarile
Come è noto, il Codice Deontologico costituisce l’esemplificazione dei comportamenti più ricorrenti ed ha una natura regolamentare integrativa della legge professionale.
Per quanto riguarda gli avvocati, vieta loro di trattenere gli atti della causa e le scritture ricevute dai clienti per il mancato pagamento degli onorari e delle spese; prevede la possibilità di una composizione amichevole con eventuale verbale di conciliazione e stabilisce che gli atti e le scritture debbano essere depositati presso il Consiglio dell’Ordine e non possano essere ritirati prima che il Consiglio stesso abbia accertato le spese e liquidato gli onorari. Il V Comma, nel prevedere uno specifico potere del Presidente del Consiglio dell’Ordine di adottare provvedimenti per i casi di urgenza, manifesta l’ipotesi di contrasto tra diritti opposti, indicando la necessità di conciliare i legittimi interessi dell’avvocato con quelli del cliente.
Quanto al notaio si fa riferimento alla legge notarile, la quale sostiene che “Spetta al notaro soltanto d’indagare la volontà delle parti e dirigere personalmente la compilazione integrale dell’atto”(Art. 47), più volte la Corte di Cassazione si è pronunziata nel senso di indicare un dovere professionale limitato alla sola indagine sull’effettiva volontà delle parti e sulla corrispondenza dell’atto a tale volontà, esimendo il notaio da responsabilità in ordine all’accertamento delle motivazioni conducenti alla stipula.

Come Lavorare nel Settore Idrico

Al lavoro per progettare reti idriche più efficienti capaci di ridurre gli sprechi e combattere quindi la siccità che caratterizza la Penisola. Oppure impegnati in progetti di sviluppo nei paesi emergenti per portare l’acqua nei centri che ne sono sprovvisti. O, ancora, impegnati con gli impianti di depurazione delle acque, all’interno di stazioni di pompaggio o con gli impianti delle acque reflue.
Sono alcune delle mansioni richieste ai professionisti del settore idrico: un comparto in forte sviluppo negli ultimi anni, in concomitanza con i problemi di approvvigionamento delle acque imposti dalla crescita dei consumi da una parte e dalla scarsità di precipitazioni dall’altra.

Un segmento dell’economia che apre le porte ai laureati in ingegneria e biologia soprattutto, desiderosi di un lavoro stimolante e soggetto a continui spostamenti.
La professione principe nel trattamento delle acque risale addirittura all’antica Grecia: è stato infatti il padre della medicina Ippocrate il primo ad aver conosciuto e descritto il potere delle acque, sia nei benefici per le persone e tutto il genere animale, sia nei rischi di contaminazioni e malattie. Nella società moderna la professione di idrologo è rimasta, invece, a lungo di nicchia, attirando piccole schiere di professionisti, sino a quando è emerso con urgenza il problema degli approvvigionamenti.

Oggi l’idrologo è il professionista specializzato nello studio delle caratteristiche e del comportamento delle acque di superficie. Il suo lavoro, di solito svolto a stretto contatto con biologi e ingegneri civili, consiste in una serie di interventi per rendere l’acqua disponibile in zone dove questa è scarsa o per stimare e ridurre gli effetti delle piene. Un obiettivo che si può conseguire attraverso attività di studio e di progettazione: la prima parte del lavoro si svolge, dietro le quinte, attraverso analisi relative alle proprietà statistiche delle registrazioni storiche, alla disponibilità d’acqua nei fiumi o nei laghi, ai livelli del mare in diversi rilevamenti temporali. Le informazioni statistiche sono poi utilizzate per formulare progetti ad esempio per le grandi dighe oppure per realizzare sistemi utili per scopi agricoli, industriali e residenziali. Il lavoro richiede frequenti spostamenti, sopralluoghi alle strutture interessate dagli interventi, progetti svolti in team con altri professionisti. In Italia non esiste una laurea in idrologia, in quanto si tratta di una professione che unisce diverse professionalità: dall’analisi statistica all’elaborazione di modelli matematici, dalla progettazione per ridurre gli effetti delle piene alla creazione di sistemi di monitoraggio per evitare rischi alle persone e ai territori.

In genere gli idrologi arrivano da una laurea in Ingegneria civile, Ingegneria ambientale, Geologia o Biologia, completata da un corso di specializzazione in Trattamento delle acque o in Scienze dell’ambiente e del territorio. Il percorso post-laurea consente infatti di affinare le competenze specialistiche di cui è carente l’università e di effettuare uno stage in una delle realtà specializzate nel settore. L’attività è svolta come libero professionista o dipendente di consorzi di bonifica e autorità che controllano dighe e bacini fluviali.

Le altre professioni del settore sono in qualche modo ricollegabili all’idrologo. A cominciare dal manager dell’acquacoltura, chiamato coordinare gli impianti, stabilire le politiche commerciali e garantire l’efficienza e l’efficacia delle fasi produttive nel rispetto dell’eco-compatibilità e della qualità. Una professione per profili scientifici, dotati di competenze nell’ambito della biologia, ma al tempo stesso aggiornati sulle normative di settore e gli standard di qualità richiesti dal mercato e dotati di competenze informatiche per gestire i software di settore.

Non si limita al comparto idrico, ma lo ingloba in una prospettiva ambientale il manager del governo del territorio, di solito un ingegnere che pianifica e controlla una serie di azioni legate a una specifica zona, ottimizzando le infrastrutture idriche esistenti e quelle agroforestali. Una professione che viene svolta al servizio degli enti pubblici, di solito con contratti di consulenza pluriennali. Non mancano, poi, casi di manager del territorio impiegati all’interno di organizzazioni non governative per progetti nei paesi di sviluppo e quelli che trovano lavoro in società di consulenza ambientale. Tra i compiti di questo professionista ci sono il supporto alle decisioni politiche in materia di territorio, la progettazione di interventi di manutenzione e di misure di salvaguardia.

Come Lavorare nella Politica

La campagna elettorale in corso sta mettendo in luce schiere di professionisti – più o meno giovani – a supporto dei candidati, dai portavoce ai Campaign Manager, dalle persone che si occupano della segreteria agli Spin Doctor. Persone che ora appaiono sotto i riflettori, ma che in realtà lavorano per tutto l’anno, spesso dietro le quinte. Proviamo a vedere quali sono i mestieri della politica e come si può trasformare una passione nella propria professione per tutta la vita. Con una premessa: anche se negli ultimi anni sono nate alcune offerte formative, la maggior parte di coloro che lavorano nel settore ci sono arrivati casualmente o per conoscenza diretta. È difficile, in sostanza, immaginare nel nostro paese un mercato della domanda e dell’offerta di lavoro in questo comparto come avviene nei Paesi anglosassoni.

Il portavoce
È la figura più diffusa, l’alter ego del politico, la persona di maggiore fiducia. Il portavoce ha il compito di curare la comunicazione all’esterno del candidato o del rappresentante delle istituzioni. Il suo lavoro si svolge, quindi, in continuo contatto con la persona che rappresenta. Di solito il portavoce svolge anche il compito di responsabile comunicazione e/o ufficio stampa. In questo ambito il suo è per lo più un ruolo di mediazione, tra i giornalisti e il politico. Per svolgere questa attività occorrono innanzitutto una grande conoscenza dei media e delle loro dinamiche, oltre che flessibilità negli orari lavorativi e resistenza allo stress.

Esperto comunicazione
Molto diffuso negli Stati Uniti, è l’esperto della comunicazione e del marketing politico, un professionista in grado di analizzare lo scenario politico e geografico e anticipare le probabili ricadute della persona per cui lavora. I suoi compiti possono spaziare dalla scrittura dei discorsi alla cura dell’immagine e delle pubbliche relazioni del politico, fino alla programmazione dei momenti di visibilità del candidato (tipo comizi, incontri, eventi di vario genere).
Spin è un termine ricavato dal gioco del baseball, a indicare la direzione che viene data alla palla. Quindi è una persona che conosce in profondità il mondo della comunicazione e ha la capacità di orientare l’agenda dei media in modo da massimizzare l’impatto positivo sul politico che rappresenta. Ecco perché a svolgere questo lavoro sono soprattutto persone capaci di mantenere la freddezza anche nei momenti più difficili. Giurisprudenza, Scienze Politiche e Scienze della Comunicazione sono le lauree più gettonate per arrivare a svolgere questa professione, anche se ultimamente sono in crescita professionisti che arrivano da un percorso nelle discipline di Statistica o affini.

Fundraiser
Il Fundraiser è un professionista diffuso in particolare nel settore non profit. Per quanto concerne la politica, solitamente trova impiego al servizio dei partiti o delle fondazioni. Il suo compito principale è reperire le risorse finanziarie – sotto forma di sussidi, sponsorizzazioni, donazioni o altro – indispensabili per svolgere le attività dell’organizzazione per la quale lavoro. Un lavoro che parte dall’analisi del contesto economico in cui si opera, per passare all’individuazione dei possibili sostenitori e alla gestione delle pubbliche relazioni con gli stessi.
Questo professionista deve avere prima di tutto grande padronanza delle tecniche di marketing e di comunicazione, deve possedere nozioni di diritto e conoscere i fondamenti della contabilità e del bilancio. Inoltre deve essere naturalmente portato alle relazioni personali ed essere dotato di grande capacità persuasiva.

Campaign Manager
È la figura con il maggior impatto mediatico in queste settimane. Il responsabile della campagna elettorale è il regista di tutte le operazioni nei due-tre mesi che precedono le votazioni. In realtà, però, il suo lavoro si svolge durante l’intero arco dell’anno. Il Campaign Manager guida un team di persone con competenze diversificate e segue direttamente alcuni passaggi fondamentali: analisi dei temi, sviluppo della ricerca, management di risorse umane ed economiche, costruzione di alleanze strategiche, comunicazione per mobilitare, valutazione dell’azione. Propensione al coordinamento, mentalità manageriale e capacità di resistere allo stress sono le doti indispensabili per farsi strada nel settore. Per chi vuole muovere i primi passi, il consiglio è di mettersi alla prova in un’associazione culturale o di volontariato come Campaign Manager. Un’attività spesso svolta gratuitamente, ma che può agire da trampolino per il futuro.

Come Aprire un Chiosco Ambulante

Un’attività imprenditoriale che comporta un basso investimento ma un buon profitto sono i chioschi ambulanti; sono delle strutture mobili che si occupano di vendere succhi, gelati o altri prodotti alimentari. I chioschi ambulanti devono essere in possesso di una licenza specifica; infatti, esiste la licenza itinerante che consente, utilizzando un chiosco, di spostarsi per il territorio senza però nessuna concessione di posteggio. Il commerciante ha anche la possibilità di sostare ma, la pausa non può avere una durata superiore alle due ore consecutive.

Aprire un chiosco itinerante è una soluzione di successo, in quanto consente di avere una spesa iniziale bassa e di poter scegliere i luoghi ove sostare; questo significa che è possibile scegliere le zone maggiormente frequentate. Se il chiosco vende gelati o prodotti da caffetteria, al mattino è consigliabile puntare verso zone dove si trovano scuole ed uffici; invece, al pomeriggio si può optare per aree verdi oppure nei pressi delle palestre. Il fatto di avere una licenza itinerante offre la possibilità di spostarsi e di cercare le strade migliori.

Per ottenere dei guadagni, è molto importante scegliere con attenzione il prodotto da vendere; oltre ai gelati, uno dei prodotti di maggior successo sono le cioccolate calde, per il periodo freddo, i frappè e i succhi, durante la stagione calda. Le attrezzature per il chiosco ambulante possono essere acquistate oppure affittate; in alternativa è possibile acquistare dei prodotti già usati. In alcuni casi, è possibile usufruire di finanziamenti regionali o europei che vanno a vantaggio dei giovani imprenditori. Il capitale base si aggira attorno ai diecimila euro che sono necessari per acquistare un piccolo mezzo, magari da riattare; bisogna poi considerare il costo delle materie prime.

Per poter aprire un chiosco ambulante, è necessario che si scelga una precisa forma giuridica, cioè quella delle ditte individuali e delle società di persone; non è possibile effettuare commercio ambulante se si è scelta una società come le SpA e le Srl.

Le licenze sono di tipo A e di tipo B; quelle di tipo A permettono sia di intraprendere l’attività di ambulante che di godere di una postazione fissa. Con la licenza di tipo A si può partecipare anche ai mercati, senza occupare i posti di proprietà dei venditori stabili. Invece , la licenza di tipo B dà la possibilità di svolgere l’attività di ambulante su tutto il territorio nazionale; l’unica eccezione è che non possono essere occupati i posti dei commercianti stabili.

Per poter aprire un chiosco itinerante di prodotti alimentari è necessario avere conseguito il titolo con un corso per il commercio dei prodotti alimentari, in alternativa si può ottenere la licenza se si è in possesso di un diploma ottenuto presso un istituto alberghiero o presso un corso regionale.

Se invece, si intende aprire un chiosco itinerante di prodotti non alimentari, non è obbligatorio essere in possesso di nessuna qualifica. I requisiti base per poter aprire un chiosco itinerante sono quelli di non avere condanne penali e di non essere stati dichiarati falliti.

Dopo che il Comune ha rilasciato la licenza e quindi l’autorizzazione alla vendita, è necessario richiedere l’apertura della partita IVA; inoltre, è obbligatorio iscriversi alla camera di commercio di competenza, al registro delle imprese e aprire una posizione presso l’Inail e l’Inps. In questo modo si provvede al pagamento dei contributi e all’assistenza , se si hanno dei dipendenti bisogna provvedere a perfezionare la loro posizione sia all’Inps che all’Inail . Un ulteriore passo da compiere, è quello di inviare al Comune al comunicazione di inizio attività.

Per vendere alimenti, bisogna ottenere una certificazione sanitaria della Asl di appartenenza che viene rilasciata dopo le opportune verifiche al mezzo adibito al trasporto e alla vendita degli alimenti.

Per aprire un chiosco ambulante, bisogna tenere la contabilità; è possibile scegliere fra regime dei minimi, regime contabile semplificato o ordinario.

Il successo di questa attività imprenditoriale, dipende dal tipo di prodotto che intendiamo vendere ma anche dalla zona che frequentiamo; è importante mostrarsi sempre cordiali, disponibili e garantire un servizio dove si rispettino le norme igieniche.

Come Aprire Bed and Breakfast

Avviare un bed and breakfast, è stato ed ancora oggi, l’obiettivo in Italia di migliaia di persone, di cui una buona parte donne.

I numeri parlano chiaro, negli ultimi 20 anni, c’è stato un vero e proprio boom di aperture ovunque per questo genere di attività, dalle città alle località di mare, nelle aree montane, lungo le strade statali ma anche nelle città turistiche, ecc..

Per comprendere questo fenomeno, occorre sottolineare alcuni aspetti/vantaggi legati a questa attività e fra questi :
le normative non eccessivamente complicate inerenti l’apertura di questa impresa.
Si tratta infatti di adibire una o più stanze per gli ospiti, secondo alcuni standard abbastanza semplici(previsti dalla legge) per quanto riguarda l’arredamento e le dimensioni (occorre comunque verificare le normative sia n azionali che regionali).
Arredare una stanza di 8 metri quadrati oppure di 14 metri quadrati (in caso di stanza doppia), non è poi particolarmente impegnativo dal punto di vista dei costi.
Oggi, l’arredamento base di una stanza ha costi limitati.

Si tratta piuttosto di comprendere se l’area destinata a bed and breakfast è già predisposta dal punto di vista degli impianti (elettrico, idraulico, ecc.) e quindi, a norma con le attuale leggi.
Anche per quanto riguarda l’allestimento della stanza da bagno, la legge prevede la presenza di una dotazione minima standard (un wc, un lavabo, una doccia od in alternativa una vasca da bagno, uno specchio, ecc.).

Per gli altri impegni previsti a carico del titolare :
la colazione alla mattina e la pulizia delle stanze.

Gli investimenti da effettuare quindi, vanno da un minimo di poche migliaia di euro, nel caso l’immobile sia a già a norma e praticamente quasi pronto per ospitare le persone, fino all’investimento di cifre decisamente più elevate (anche alcune decine di migliaia di euro in diversi contesti), nel caso in cui si debba prevedere la realizzazione di una serie di lavori edili ed adattamenti, per mettere a norma le stanze e tutta la zona per ospitare i clienti.

Occorre dire che l’offerta attualmente presente è ampia e va a coprire ogni area geografica dell’Italia senza esclusioni.
Fino a 15 anni fa, la domanda proveniente dal mercato di stanze con questa modalità, non era sufficientemente coperta dall’offerta.
Oggi, le cose sono cambiate nel frattempo.
Sono nati nel frattempo infatti migliaia di bed and breakfast ovunque ed in alcune zone, siamo già a livello di saturazione del mercato.
Quindi, nella scelta della zona in cui aprire, occorre effettuare una ricerca seria per comprendere se ne vale la pena veramente.

Il fatturato di un bed and breakfast non è elevato.
Affittare due o tre stanze anche per buona parte dell’anno, può rappresentare un modo intelligente e razionale per integrare il reddito familiare ma certamente, essendo il fatturato complessivo annuo non elevatissimo, bisogna calcolare bene i costi di gestione per capire quali sono le spese che vanno ‘tenute sotto controllo.

La pulizia, il riscaldamento, la manutenzione ordinaria (imbiancare la stanza, manutenzionare gli impianti, ecc.), offrire la prima colazione, i costi di promozione.
La promozione di un’attività è fondamentale, indipendentemente dal settore, per poter farsi conoscere ed attirare clienti.

Anche e sopratutto un bed and breakfast, deve considerare e programmare questo aspetto con molta attenzione.

Le risorse da impiegare come abbiamo detto la puntata precedente, non sono molte e vanno pertanto utilizzate con molto criterio, scegliendo quelle modalità di promozione che consentono di massimizzare i costi.
Oggi, la promozione di un’attività turistica passa inevitabilmente dal Web che rappresenta il fulcro di ogni attività di marketing.
Partendo dal proprio sito Internet che deve contenere le informazioni sull’attività e la possibilità di effettuare prenotazioni (on line e telefoniche), sino ad arrivare alla creazione di un proprio account su Facebook che integra le proprie pagine Web.
Nel corso degli anni, sono comparsi moltissimi siti e portali specializzati nel settore turistico, compresi quelli a carattere locale (cioè, quelli che vanno a coprire l’area geografica in cui il bed and breakfast è operativo) ed anche tutti quei portali dedicati esclusivamente a questo genere di attività.

Non dimentichiamo anche quel gran numero di siti di booking e prenotazione on line che consentono alle attività turistiche di ricevere un certo numero di prenotazioni direttamente dal Web.

Per quanto riguarda le forme di promozione tradizionale, il bed and breakfast, utilizza
i biglietti da visita ed i depliant che vengono lasciati presso ristoranti, trattorie ‘amiche’ ed aree di passaggio dove i possibili ospiti transitano.
Anche la collaborazione con dei tassisti ed altri operatori che sono a contatto con potenziali , sono molto utili in questo tipo di impresa.
Il bed and breakfast utilizza ovviamente un’insegna visibile dalla strada e talvolta a anche cartelli presso le stazioni ferroviarie e zone di arrivo.

La cura dell’ospite è fondamentale.
Non si tratta quindi semplicemente di offrire dei servizi standard e farsi pagare.
Oggi, la principale pubblicità è data dal passaparola che si esprime quasi interamente on line attraverso una quantità enorme di commenti sui vari siti specializzati, dove gli ospiti postano i commenti in merito alla qualità del servizio.
Quindi, fidelizzare i clienti e farli diventare contemporaneamente il principale strumento di marketing, deve essere l’obiettivo di un titolare di attività turistica, come appunto lo è colui che gestisce un bed and breakfast.

La colazione ed altri momenti di contatto con l’ospite, rappresentano anche l’occasione per offrire aiuti e consigli al cliente e riuscire così a stabilire un rapporto amichevole che permette al bed and breakfast di crescere e promuoversi nel tempo.