Importanza della Laurea per Lavorare

Nella situazione di crisi in cui sguazza l’Italia al giorno d’oggi, questa domanda risulta più che mai pertinente, soprattutto dal momento che le informazioni al riguardo sono ben poco incoraggianti.
Ci tengo quindi a fornirvi una panoramica reale della situazione, priva di merletti o zuccherini, che possa darvi un’idea, giovani laureandi, del quadro che vi circonda e del quale presto o tardi farete parte.

I dati

Secondo fonti Istat, i giovani rappresentano il 37,8% dell’occupazione nazionale, ma il loro livello di attività è ben lontano da quello degli adulti. Inoltre il tasso di occupazione dei giovani di 20-29 anni con un livello di istruzione secondario è al 53,3%, mentre quello dei giovani laureati è pari al 50,2% (il più basso in assoluto, inferiore di oltre 25 punti alla media europea). L’Italia è l’unico paese europeo in cui il tasso di occupazione dei laureati è inferiore a quello dei coetanei con un titolo di studio minore (!!!). Sempre l’Istat sottolinea poi come la laurea riduca la possibilità di disoccupazione solo dopo i 30 anni, mentre in precedenza questa si aggiri intorno al 24% (23,9%).

Messa in questi termini la prospettiva non sembra certo delle migliori. Ma aspettate. Non è tutto.
Sempre l’Istat rileva che i giovani, indipendentemente se precari o laureati, guadagnino mediamente il 26% in meno rispetto agli adulti. Coooooosa?? Ebbene si, oltre alla difficoltà di trovare un impiego decente, cari laureati con alle spalle anni di esami, professori lunatici, lezioni annullate senza preavviso, lentezze burocratiche, ci si mette anche la questione cash. La spiegazione sembra legarsi alla mancanza di esperienza dei giovani rispetto ai lavoratori più anziani.

Il problema

In ogni caso questa è la situazione: il vostro ingresso nel mondo del lavoro, (a meno che voi non siate degli esperti di tecnologie innovative ed informatica: in questo caso le possibilità di trovare un impiego aumentano), sarà costituito da possibilità centellinate con il contagocce e sottopagate. Ci si può rendere conto di ciò semplicemente notando quanti siano gli stages offerti dalle moltissime aziende che in questo modo danno una formazione, anche se minima, che può cominciare a sopperire le enormi lacune delle nostre università italiane. Perchè parliamoci chiaro: il problema è a monte. Non sono le aziende che preferiscono il vecchio al nuovo. E’ che il nuovo non ha nessuna conoscenza specifica sulla quale costruire un’esperienza successiva. E la causa è la politica universitaria che promuove un insegnamento generale e generalista, che sorvola sui particolari. Ecco l’handicap dell’università italiana.
Nonostante questo però, la laurea costituisce il presupposto necessario per affacciarsi a determinate professioni.

Nonostante ricca di pecche e lacune, l’istruzione universitaria è in Italia assolutamente basilare per chi aspira a qualcosa di più. Per me quindi la risposta alla domanda è positiva.
Ma con una postilla: se volete davvero rendere la vostra laurea più che un pezzo di carta, non adagiatevi sugli allori, cominciate invece a crearvi quell’esperienza prima di concludere gli studi. Datevi da fare durante, migliorate le lingue, fate stages, applicatevi nel pratico, prima che qualcuno vi possa dire:” Bene, lei si è laureato in tempo con 110, bravo, ma in concreto cosa sa fare??”
Bruciamo sul tempo i datori di lavoro.

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