Strategia Forex – Crossing Temas

La strategia Crossing TEMAs è stata proposta dall’autore e trader Claus Grube ed è una strategia trend following che può essere utilizzata per swing trading e per il day trading.

Crossing TEMAs si basa sulle medie mobili esponenziali soppesate tre volte e da qui l’acronimo TEMA (Triple Exponential Moving Average).

Il TEMAs indica l’inversione del trend in anticipo rispetto le normali medie mobili.

Scheda Strategia di trading: Crossing TEMAs
Adatta per: Indici di borsa (FTSE, DAX, S&P…)
Strumenti: Futures e CFDs
Operatività tipo: Day trading e Swing trading
Frequenza di trading: Media, bassa dipende dal time frame
Disponibilità: WHS FutureStation Manuale o automatico

Descrizione grafica, dettagli della Strategia Crossing TEMAs

Con questo tipo di strategia si può aprire all’incrocio delle due TEMAs, la veloce e la lenta.

Di seguito si descrive come usare la strategia per lo swing trading. Per il day trading bisogna ridurre il time frame.

Lo span della TEMA lenta è un numero di Fibonacci e l’autore Claus Grube preferisce il fattore x5.

La TEMA veloce è calcolata su 56 quarti d’ora (1 giorno). La TEMA lenta è calcolata su 5x56x15′ (5 giorni). nel caso in cui il mercato presenti una bassa volatilità è consigliabile ridurre le TEMAs rispettivamente a ½ giorno e 2,5 giorni.

Quando la TEMA veloce e TEMA lenta si incrociano verso l’alto, viene presa una posizione long che è invertita in una posizione short quando la TEMA veloce incontra quella lenta verso il basso. Stante così le cose si avrà sempre una posizione aperta, o long o short. L’autore della strategia propone di utilizzare i segnali di un filtro come variante.

Questi segnali provengono da una TEMA basata su grafici giornalieri. Le combinazioni proposte tra le due TEMA sono diverse (13 & 21, 21 & 55 e 34 & 55). L’aggiunta del filtro riduce il numero di segnali validi. Secondo quanto suggerito da Claus Grube per chiudere una posizione non bisogna aspettare l’incrocio successivo delle TEMAs ma mettere al sicuro il profitto ed utilizzare il trailing stop. Per il trading dell’indice Eurostoxx applica il trailing stop a 30 punti.

Conclusioni

La strategia Crossing TEMAs fu sviluppata da Claus Grube per il trading dell’indice Eurostoxx ma lo stesso autore è convinto che la strategia possa essere anche applicata con successo agli altri indici.

Come in tutte le strategie trend follower è meno efficace in fasi orizzontali del mercato.

Elementi e Caratteristiche della Fattura

La fattura è il documento fiscale che attesta l’esecuzione di un contratto di compravendita e concede il diritto a riscuoterne il prezzo al venditore.

Tutti i titolari di Partita Iva devono emettere una fattura quando vendono un bene o prestano un servizio.

Questa regola ha però alcune eccezioni. Il venditore è  infatti esonerato dall’obbligo di emettere la fattura nei seguenti casi
-commercianti al minuto (emettono generalmente scontrino);
-prestazioni alberghiere (emettono ricevuta);
-agenzie di viaggio;
-somministrazione al pubblico di alimenti e bevande;
-autotrasporti di persone;
-transito sulle autostrade;
-agricoltori per beni di propria produzione;

La fattura deve essere emessa il giorno dell’operazione distinguendo tre situazioni diverse:
-cessione di beni immobili: il momento della stipulazione del contratto
-cessione di beni mobili: il giorno della consegna o spedizione; se vi è il documento di consegna (DDT), la fattura può essere emessa entro il 15 del mese successivo a quello di consegna o spedizione (fattura differita)
-prestazione di servizi: il giorno in cui viene pagato il corrispettivo

La fattura deve essere emessa in due esemplari: l’originale, che va consegnato o spedito al cliente, e la copia che deve essere conservata dall’emittente (per un periodo non inferiore a 10 anni).

Il contenuto può essere redatto senza vincoli particolari (ad esempio i dati identificativi del venditore possono essere inseriti nello schema nel centro in alto, oppure sulla sinistra in basso), ma deve contenere i seguenti elementi:
-la data di emissione e il numero progressivo attribuito (che ad ogni inizio anno deve ripartire da uno);
-i dati identificativi dell’emittente, che sono:
-il tipo di pagamento;
-gli estremi dei documenti di trasporto, cioè data e numero progressivo dei DDT, se si tratta di fattura differita;
-la natura, qualità e quantità dei beni ceduti;
-il prezzo unitario dei beni e il prezzo complessivo (ottenuto moltiplicando quantità per prezzo unitario);
-gli eventuali sconti e oneri accessori;
-l’aliquota e l’ammontare dell’IVA;
-il totale fattura, che costituisce l’importo totale a debito del compratore.

In particolare il contenuto della fattura e’ suddiviso in 2 parti: la prima descrittiva e la seconda tabellare

Parte descrittiva
Si tratta di una “descrizione” che fa da premessa alla parte tabellare
-Dati identificativi del venditore;
-Dati identificativi del compratore;
-Data di emissione;
-Numero della fattura;
-Informazioni sulle principali clausole contrattuali e condizioni di vendita (non obbligatorio);
-Eventuale riferimento al documento di trasporto.

Parte tabellare (o corpo della fattura)
Nella parte tabellare sono riportate informazioni di tipo quantitativo, collegate agli elementi essenziali e accessori del contratto e all’applicazione dell’Iva, che permettono di calcolare il totale della fattura, cioè l’importo che il compratore deve pagare.

La parte tabellare di una fattura può assumere forme diverse a seconda del numero di aliquote da applicare, ma in ogni caso le descrizioni e gli importi fanno riferimento:
-agli elementi essenziali del contratto di vendita, cioè alla descrizione della qualità e della quantità dei beni e all’inserimento del prezzo concordato, che permette di determinare l’importo complessivo del valore dei beni ceduti;
-agli importi collegati con le clausole accessorie del contratto, in caso di addebito nei confronti del
compratore;
-all’Iva che viene applicata sul valore dei beni principali e sugli oneri accessori imponibili: questi
ultimi corrispondono a beni accessori ceduti dal venditore insieme con i beni principali (ad esempio gli imballaggi) o a servizi prestati direttamente dal venditore (ad esempio trasporto a cura del venditore ma a carico del compratore), risultanti dalle clausole accessorie, che fanno parte della base imponibile.

Il contenuto della parte tabellare riguarda percio
-Natura, qualità e quantità dei beni e dei servizi forniti.
-Prezzo unitario e importo della fornitura.
-Sconti mercantili e costi accessori per definire la base imponibile (cioè l’importo sul quale si calcolerà l’IVA).
-Totale imponibile, aliquota Iva e ammontare dell’imposta.
-Importi esclusi o esenti da Iva, operazioni non imponibili (con la citazione dell’articolo relativo del decreto Iva)
-Totale della fattura (cioè l’importo complessivo dovuto dal compratore.

Sono disponibili vari modelli possibili di fattura, acquistabili in negozio, oppure frutto di schemi aziendali redatti al computer, come questo modello di fattura immediata presente sul sito Lafattura.net, oppure stampati direttamente da un programma di fatturazione computerizzato.

Cosa Sono i Warrant

I warrant sono strumenti finanziari derivati, costituiti da un “buono” che attribuisce ai sottoscrittori il diritto all’acquisto (call warrant), o alla vendita (put warrant) di una certa attività finanziaria o reale (underlying), entro una data di scadenza (warrant americano), o in una specifica data (warrant europeo), in quantità (valore nominale o multiplo) e ad un prezzo (strike price) prefissati.

Si tratta di un titolo negoziabile, quotato ufficialmente presso le Borse, che può essere venduto solo successivamente all’acquisto. Ciò vuol dire che un investitore non può mai assumere una posizione corta su un warrant, non potendo vendere tale strumento se non lo ha precedentemente acquistato.
A differenza del forward, dello swap e del future, che sono contratti simmetrici in cui entrambe le controparti si impegnano ad eseguire a scadenza le condizioni definite nel contratto stesso, un warrant, al pari di un’opzione, offre un diritto (un’opzione appunto) ad una controparte ed implica l’adempimento di un obbligo per l’altra. E’ per questo che il compratore del warrant deve versare un premio per acquisire il diritto all’esercizio di tale strumento finanziario.
Inoltre, stipulando un future, uno swap, o un forward si rischia una perdita tanto maggiore quanto più elevata è la variazione negativa di prezzo, mentre, acquistando un warrant la massima perdita in cui si incorre è pari al premio pagato. Quindi, nel caso di andamento sfavorevole del mercato, il pagamento del premio da parte del buyer svolge una funzione assicurativa, costituendo un limite alla perdita; viceversa, nel caso di un andamento favorevole nei prezzi dell’underlying, il premio comporta una riduzione dei guadagni.

Per il venditore di un warrant, invece, i rischi sono alti, dal momento che le perdite sono potenzialmente illimitate.
Questa costituisce, comunque, l’unica caratteristica in comune con l’opzione, dalla quale il warrant si distingue per la sua natura di titolo e non di contratto, per una maggiore durata, per la mancanza di un sistema di margini di garanzia e per un valore nominale più basso, che consente una maggiore flessibilità nella gestione del rischio assunto dall’investitore.
Inoltre, l’esercizio di un warrant avente come sottostante titoli azionari modifica il valore delle attività dell’emittente e il numero di azioni in circolazione.
Infatti, a fronte del pagamento del prezzo di esercizio del warrant da parte dell’acquirente, con conseguente incremento nelle attività, la società emittente emette nuove azioni: ciò comporta, a meno di un aumento degli utili, una riduzione dell’utile per azione.
Per questo motivo, le società che hanno emesso un numero elevato di warrants sono tenute a comunicare l’ammontare degli utili diluiti, ossia gli utili per azione che si avrebbero ipotizzando l’esercizio di tutti i warrant in circolazione.

Esercizio del warrant

L’esercizio di un warrant può comportare la consegna fisica del sottostante, oppure la liquidazione della differenza positiva tra il prezzo spot dell’underlying e lo strike price, nel caso di call warrant, o della differenza positiva tra strike price e prezzo spot dell’underlying, nel caso di put warrant.
Nel caso di warrant su indici di Borsa, data la natura intangibile dell’attività sottostante, l’esercizio non comporta la consegna di tale attività, ma avviene attraverso regolamento monetario (cash settlement).

In riferimento ai periodi di esercizio, un warrant è detto di tipo americano, se può essere esercitato in ogni momento nel corso della sua vita; è, invece, di tipo europeo, se può essere esercitato solo in una data prestabilita.

L’esercizio del warrant dipende dal confronto tra il prezzo spot dell’underlying e lo strike price. In particolare, un call warrant è esercitato se il prezzo spot è superiore al prezzo di esercizio; per un put warrant vale il contrario.
Un warrant è esercitato se è in the money (prezzo spot superiore allo strike price per un call warrant; strike price maggiore del prezzo spot del sottostante per un put warrant).
Per i warrants at the money, che hanno prezzo spot dell’underlying pari al prezzo di esercizio, l’investitore è indifferente rispetto all’esercizio o meno del derivato.
I warrants out of the money non sono mai esercitati.

Prezzo del warrant

Il prezzo di mercato di un warrant sul mercato secondario dipende dai seguenti parametri: il prezzo di esercizio; il prezzo di mercato e le aspettative circa l’andamento dell’underlying sottostante al warrant; il multiplo, il periodo residuo di esercizio e la durata del warrant; i tassi di interesse; il rendimento del sottostante (ad esempio, dividendi staccati dall’azione di compendio, nel caso di warrant sulle azioni).
In particolare, il premio di un warrant è una funzione crescente della volatilità dell’underlying e della durata del derivato. Infatti, quanto maggiore è la durata del warrant, tanto più alta è la probabilità che si verifichino eventi diversi tali da comportare variazioni sensibili nel valore di mercato dell’attività sottostante. In uno strumento finanziario sottoscritto a scopo prevalentemente assicurativo e speculativo, qual è il warrant, tutto ciò implica un aumento del premio corrisposto a fronte del rischio assicurato.

Lo strike price e il prezzo spot incidono sul premio in modo differente, a seconda che si tratti di un call warrant o di un put warrant. Più precisamente, per un call warrant esiste una relazione diretta tra il premio e la differenza tra il prezzo a termine e il prezzo d’esercizio (il premio di un call è una funzione crescente del prezzo dell’underlying e decrescente del prezzo di esercizio); viceversa, per un put warrant questa relazione è inversa.
Per quanto riguarda i tassi di interesse, più i tassi di interesse sono alti, più è conveniente ricorrere a warrant di tipo call rispetto all’acquisto dell’attività sottostante; ciò fa crescere la domanda di warrants, con conseguente incremento del prezzo. In pratica, acquistare un call equivale all’acquisto dell’underlying finanziando parte dell’acquisto con un debito, il cui valore è pari a PE. Ciò consente di affermare che, quando i tassi sono alti e il call warrant ha una durata elevata, è particolarmente conveniente ricorrere ad un simile strumento.
Per il put warrant la trattazione è speculare.

Infine, all’aumentare del rendimento atteso dell’underlying aumenta il prezzo di un warrant di tipo put e diminuisce il prezzo di un call.
Ad esempio, nel caso di warrant aventi come underlying azioni, la distribuzione di dividendi produce un effetto sul prezzo dello strumento derivato. Infatti, il pagamento dei dividendi riduce il valore del titolo di un ammontare pari allo stesso dividendo. La riduzione nel valore dell’azione impatta sul prezzo dei warrant: quanto maggiore è il dividendo, tanto più aumenta il prezzo di un put warrant e diminuisce il prezzo di un call warrant e viceversa. L’incidenza di tali elementi sul prezzo del warrant è rappresentata analiticamente dal modello di Black & Scholes.

Origini del warrant e tipologie

I primi warrants sono nati come strumenti derivati delle azioni di compendio, in particolare come call warrant emessi da società quotate allo scopo di raccogliere capitale.
Negli anni Ottanta, sotto la spinta da parte degli investitori verso la creazione di prodotti innovativi, le banche si sono mosse verso la creazione di nuove tipologie di warrants, aventi come underlying altre attività finanziarie (obbligazioni, indici,valute, tassi di interesse, swap) e rappresentativi anche di un diritto alla vendita del sottostante (put warrant) e non solo di un diritto all’acquisto.
Mercati di riferimento: in Italia i warrants sono negoziati sul Mercato telematico azionario (MTA), sul Mercato Ristretto e sul Nuovo Mercato della Borsa Italiana S.p.A.

Operazioni di rettifica

I warrants aventi come sottostante azioni possono subire modifiche nel prezzo di esercizio, nel numero di azioni sottostanti ad un warrant e nella tipologia di azioni, a seguito di una serie di eventi relativi alla vita dell’emittente e che incidono sul titolo stesso.
Tali eventi sono: operazioni di raggruppamento e frazionamento delle azioni; aumento di capitale gratuito o a pagamento; fusione e scissione dell’emittente; operazioni di conversione delle azioni in un’altra categoria di azioni; distribuzione di dividendi straordinari.
Le operazioni di rettifica si rendono necessarie per mantenere inalterate le posizioni aperte in warrant, a seguito del verificarsi di uno dei precedenti eventi.

Finalità

I warrants sono spesso utilizzati dalle società emittenti per rendere più interessanti le emissioni di obbligazioni, o le operazioni di aumento di capitale.
Un elemento che rende interessante la sottoscrizione di un simile strumento finanziario è costituito dal fatto che il warrant può circolare separatamente dal titolo principale e avere, così, un proprio mercato.
Ciò rappresenta, ad esempio, la differenza tra le obbligazioni convertibili e le obbligazioni cum warrant. Infatti, per le prime il diritto di conversione non è separabile dal titolo e la stessa conversione comporta il passaggio dalla qualità di obbligazionista a quella di azionista; la vendita del titolo obbligazionario comporta la perdita immediata del diritto di conversione.

Nel caso di obbligazioni cum warrant, invece, l’obbligazionista può disporre separatamente del titolo e del warrant e quindi può decidere di vendere il warrant tenendo l’obbligazione, può esercitare il warrant e sottoscrivere il sottostante conservando lo status di obbligazionista, oppure può vendere l’obbligazione e tenere il warrant.
In questo modo, l’emittente ha la possibilità di diversificare le fonti di finanziamento attraverso l’esercizio del warrant da parte dell’investitore: una fonte di finanziamento è data dall’obbligazione, che dura fino alla scadenza, e una fonte di finanziamento è data dalla sottoscrizione di nuove azioni.

Dal punto di vista dell’investitore, il fatto che il warrant possa circolare separatamente dal titolo cui è legato e che, quindi, possa avere una quotazione diversa da quella del titolo sottostante, può generare guadagni, ma anche perdite, che possono tradursi, nel caso peggiore, nella perdita del capitale investito in warrants, qualora la quotazione dell’azione di compendio risulti inferiore allo strike price. In questo caso il warrant non avrebbe alcun valore, perché nessun investitore sarebbe disposto ad acquistare un diritto, che comporterebbe l’ottenimento di un’azione ad un prezzo superiore a quello di mercato.

In genere, chi acquista un warrant lo fa non per esercitare il diritto relativo, ma per effettuare strategie speculative, rivendendolo a breve termine ad un prezzo più alto del premio pagato.
I warrants consentono all’investitore di beneficiare dell’effetto leva (gearing) sulla posizione lunga (nel caso di acquisto di un call warrant, o vendita di un put warrant), o sulla posizione corta (vendita di un call, o acquisto di un put warrant) assunta sul sottostante: con un basso investimento, corrispondente al costo del warrant, si riesce ad ottenere una maggiore partecipazione alla performance dell’underlying, rispetto all’assunzione di un’analoga posizione sul mercato del sottostante, a parità di investimento.

Al pari degli altri strumenti derivati, anche il warrant risponde all’obiettivo di copertura (hedging) dei rischi. Infatti, chi, sottoscrivendo il warrant, acquista il diritto a ricevere in una data futura una merce, una somma di denaro in valuta estera, o titoli, si copre dal rischio di aumento nel prezzo dell’attività sottostante. Viceversa, chi, attraverso la sottoscrizione del derivato si obbliga a consegnare a termine l’attività sottostante, si copre dal rischio di una riduzione del prezzo dell’underlying. Il rapporto di copertura, che consente di determinare il numero di warrants da sottoscrivere per attuare una strategia di hedging su titoli azionari è pari a:

Numero di warrants = valore del portafogli azionario/multiplo x strike price / delta.

Strategia Forex – DMI Divergence

La strategia DMI Divergence è una strategia basata sul concetto di divergenza e come tutte le strategie che si basano su questo concetto presuppone che quando la curva del prezzo ed una combinazione di specifici indicatori divergono, è la curva del prezzo che cambia direzione.

Ma c’è una teoria chiamata Topsy Turvy che capovolge questo concetto affermando che sono gli indicatori a cambiare direzione e non il prezzo.

La strategia DMI Divergence impiega lo speciale indicatore di divergenze della Topsy Turvy ma lavora con il concetto base che sia la curva del prezzo a cambiare direzione in caso di divergenza.

Scheda Strategia DMI Divergence
Adatta per: Indici di borsa (FTSE, DAX, CAC, AEX …)
Forex (EUR/USD …)
Commodity (petrolio, oro …)
Strumenti: Futures, CFD e Forex
Operatività tipo: Day trading
Frequenza di trading: 3-5 segnali per settimana
Con WHS ProStation: Strategia non disponibile
Con WHS FutureStation: Manuale o (semi-)automatico

Strategia DMI Divergence

Per comprendere al meglio la DMI, in base a quanto detto finora, bisogna conoscere alcuni elementi della Topsy Turvy. Questa strategia monitora la curva del prezzo contro il movimento direzionale per evidenziare le divergenze.

Nell’analisi tecnica sono presenti il DMI up e il DMI down. Con questo tipo di strategia si entra nel mercato, utilizzando un grafico a 15 minuti, in presenza di una divergenza tra DMI Spread a 56 periodi e la curva del prezzo. La direzione del DMI Spread e della curva del prezzo sono individuate in base a 21 e 55 periodi precedenti (look – back).

I due periodi di look – back dovrebbero essere almeno di una giornata per uno e mezza giornata per l’altro.

Si entra long se la tendenza è rialzista (indicatori in rialzo e curva del prezzo in ribasso) mentre si entra short in caso di andamento ribassista (indicatori in ribasso e curva del prezzo in rialzo). La posizione può essere chiusa in caso di una divergenza contraria o se viene toccato lo stop che in questa strategia è un stop trailing a 50 punti.

Conclusioni

Questa strategia, per concludere, mantiene i concetti base delle divergenze utilizzando lo speciale indicatore della Topsy Turvy fermo restando che in presenza di una divergenza tra la curva del prezzo ed una combinazione di indicatori sostiene il cambiamento di direzione della curva del prezzo.

Questa strategia è applicabile ad una varietà di strumenti quali indici, oro, petrolio, forex.

Cosa Sono le Società di Intermediazione Mobiliare

L’articolo 1 del Testo Unico della Finanza (D.lgs. 24/02/1998, n° 58) definisce la SIM come “un’impresa diversa dalle banche e dagli intermediari finanziari iscritti nell’elenco previsto dall’articolo 107 del Testo Unico bancario, autorizzata a svolgere servizi d’investimento, avente sede legale e direzione generale in Italia.”

Le SIM sono state istituite con la legge n° 1 del gennaio del 1991, che ha portato una rivoluzione nel mondo dell’intermediazione finanziaria sancendo la fine della tradizionale figura dell’agente di cambio. Infatti, la legge suddetta ed il Decreto Eurosim del 1996, hanno affermato il divieto a bandire concorsi per la nomina di agenti di cambio. I soggetti operanti sul mercato con tale qualifica costituiscono, oggi, una categoria residua.
L’istituzione delle SIM ha consentito agli istituti di credito di operare in maniera più diretta nell’attività di negoziazione (fino ad allora oggetto esclusivo degli agenti di cambio) attraverso la costituzione di proprie SIM. E’ stato solo nel 1996, con il Decreto Eurosim, che le banche sono state autorizzate a svolgere un’attività diretta di negoziazione sui mercati regolamentati.
Oggi si assiste al fenomeno della trasformazione di alcune SIM in banche finalizzata alla possibilità di accesso a fonti di finanziamento meno onerose, ad una maggiore disponibilità nell’attività di credito alla clientela ed alla possibilità di offrire servizi di banca depositaria alla clientela istituzionale.
Le SIM sono costituite nella forma giuridica della società per azioni e sono iscritte in un apposito Albo tenuto dalla CONSOB e posto a conoscenza della Banca d’Italia.
L’attività delle SIM è regolamentata dal Testo Unico della Finanza.
Le SIM devono attenersi ad una serie di norme: in particolare, devono comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza, devono sempre informare i propri clienti e mettere per iscritto i contratti relativi ai servizi forniti consegnandone loro una copia, devono svolgere i propri servizi in modo efficiente, devono svolgere una gestione indipendente, sana e prudente e salvaguardare i diritti dei clienti sui beni affidati.

Le SIM sono autorizzate a svolgere le seguenti attività:

1) servizi di investimento:

negoziazione per conto proprio in qualità di market maker e dealer;

negoziazione per conto terzi in qualità di broker;

collocamento e distribuzione al pubblico di valori mobiliari ponendosi come garante dell’emittente;

collocamento e distribuzione al pubblico di valori mobiliari senza porsi come garante dell’emittente;

gestione individuale di portafogli per conto dei propri clienti;

raccolta di ordini e loro trasmissione e mediazione;

2) servizi accessori:

custodia e amministrazione di strumenti finanziari;

locazione di cassette di sicurezza;

concessione di finanziamenti finalizzati all’investimento in valori mobiliari effettuati dalla stessa SIM;

consulenza in materia di investimenti in strumenti finanziari;

servizi connessi all’emissione o al collocamento di strumenti finanziari;

intermediazione in cambi, purché collegata alla prestazione dei servizi di investimento.

Molto interessante.