Importanza del Clima Aziendale

Il clima aziendale è importantissimo per la vita di un’azienda.
Perchè influenza tutto il contesto, organizzativo e personale. E’ noto che le aziende più efficienti sono quelle al cui interno ci si
sente bene, rispettati e con la libertà di esprimere il proprio potenziale fino in fondo.

Sono molti i fattori che influenzano il clima aziendale, oggetto di studi e analisi e negli ultimi tempi anche di corsi universitari: la definizioni di ruoli e responsabilità, la gestione del tempo e dei momenti informali, la disposizione nell’ambiente, l’organizzazione, l’autonomia, i turni e gli orari di lavoro sono solo alcune delle cose che influenzano il clima ziendale.

Ogni anno “The great place the word” in collaborazione con “Il Sole 24 ore” elaborano una graduatoria delle aziende nelle quali il clima è migliore.
Le grandi aziende informatiche occupano i primi posti ed hanno scalzato la Ferrari, che l’anno scorso  era al primo posto: Comanda Google, seguita da Coca Cola Italia e Microsoft Italia.
Tra le prime dieci aziende, sono presenti Elica s.p.a., American Express e Cisco System.
Non compaiono le grandi aziende tutte italiane, che si trovano oltre il 35° posto.

Molti analisti ed esperti, legano il successo e i continui miglioramenti, oltre a scelte di mercato e strategiche opportune, anche al clima aziendale, che favorirebbe notevolemente tutto l’apparato organizzativo.

Come Inviare il Curriculum

In questa guida spieghiamo come preparare e inviare il curriculum.

Mandatelo via mail e possibilmente ad un indirizzo personale. Meglio evitare i form del tipo “candidati online”:
si finisce in una banca dati ma le possibilità di essere chiamati sono remote e i tempi di risposta quasi eterni. Assolutamente no al cartaceo: è come dire che voi e la tecnologia siete due cose opposte e il vostro cv sarà destinato ad un sicuro cestinamento.

Presentatevi, bastano anche solo due righe ma perdete cinque minuti per scriverle. Non dovete stupire con effetti speciali, l’importante è dire il vostro nome e cognome e mi raccomando: siate gentili. Ringraziate per l’interessamento e rivolgete sempre i più sentiti cordiali saluti. Il curriculum deve essere sempre accompagnato dalla lettera di presentazione, per modelli da scaricare è possibile vedere il sito Letteradipresentazione.net.

Rileggete tutto, non fidatevi dei poteri della tecnologia. Il controllo ortografico sarà anche una grande invenzione ma a volte gioca brutti scherzi. Non c’è nulla di peggio di un cognome storpiato: se è il vostro, può anche passare ma se è quello del mittente sono guai. E ricordatevi l’allegato. Certo, errare è umano e si può sempre rimediare con una seconda e-mail, stavolta corretta. Però pensate a chi riceve una mail vuota: per quanto sia magnanimo di cuore, è difficile che vi consideri persone scrupolose e attente ai minimi dettagli.

Date il consenso per la privacy, i più ligi alla legge non vi chiameranno se non avrete dato il vostro consenso al trattamento dei dati personali. Quindi copiatevi questa frase su un file e ricordatevi di incollarla sempre su ogni lettera di presentazione: “autorizzo al trattamento dei miei dati personali ai sensi del D. L. 30 giugno 2003 n. 196″.

Leggete bene l’annuncio, nel 90% dei casi un cv scritto in Word e inviato via mail va benissimo ma c’è sempre chi si vuole distinguere. Alcune aziende non vogliono file allegati ma preferiscono che copiate il testo del vostro cv direttamente nella mail. Altre non accettano alcuni formati. E poi c’è anche chi non ne vuole sapere di ricevere mail e vi obbliga a compilare quei noiosissimi form on line dove dopo avervi chiesto vita morte e miracoli della vostra esistenza, vi chiedono anche di allegare il vostro cv. Non bastava quello?!

Attenzione al mittente, controllate che l’indirizzo di posta a cui inviare la mail sia corretta ma soprattutto scrivete correttamente il nome dell’azienda. E non cadete sulla denominazione sociale: snc, spa, srl magari a noi sembrano tutte uguali ma per il datore di lavoro no! Se sbagliate il nome dell’azienda date subito l’idea di chi non sa neppure a chi si sta rivolgendo.

Fatevi un promemoria, conservate le mail che inviate e soprattutto scrivetevi gli annunci a cui corrispondono. I tempi di reazione dei datori di lavoro spesso non sono così immediati e, se mandate decine di cv al giorno, fate in tempo a scordarvi tutto. Un promemoria sarà utile anche per un breve ripasso pre-colloquio.

Adattate curriculum e lettera di presentazione al contesto. Forse non è un consiglio molto “politicaly correct” ma può essere utile. Se non c’è un solo lavoro che vi interessa e state mandando cv ovunque, cercate di mostrarvi interessati magari inserendo negli interessi personali del vostro cv, qualcosa di inerente al posto in cui vi state candidando.

Non mentite, non è un modo per rimediare al punto 8! Non mentire serve soprattutto a voi per evitarvi spiacevoli inconvenienti. Insomma, non dite che conoscete a menadito russo e aramaico anche se sapete a malapena l’italiano: in fase di colloquio potrebbero verificare le vostre effettive capacità e potreste rischiare una figura poco piacevole!

Fate selezione, non riuscite a trovare lavoro e siete colti dal raptus di inviare cv ovunque? Attenzione perchè poi, per un’oscura legge della probabilità, verrete chiamati proprio per quei lavori per cui non siete assolutamente portati. E un conto è fare qualcosa che non ci entusiasma, un altro fare un lavoro in cui ci si sente costantemente a disagio.

Trasferimento Impresa – Come Fare

Se trasferiamo nell’ambito della stessa provincia la sede legale della nostra impresa, occorre presentare alla Camera del Commercio il modello S2.

Se nella nuova sede sono ubicati anche gli uffici amministrativi e gestionali dell’attività bisogna barrare nel modello S2 la casella SI e allegare il modello UL per registrare anche il cambiamento della sede amministrativa e gestionale.

Se la sede amministrativa è ubicata in una provincia diversa rispetto alla sede legale, il modello UL va presentato solo nella provincia in cui si è stabilita la sede amministrativa.

Se nella vecchia sede sussiste ancora un’unità dell’attività, magari un magazzino o altro, bisogna barrare sul modulo un SI alla domanda se nella precedente sede legale l’attività economica viene proseguita da una unità locale, altrimenti se si barra il NO la cancellazione di ogni attività in quella sede è eseguita d’ufficio.

Aprire un Negozio Virtuale – Consigli

Il computer è ormai come il telefono, ed ogni persona ne ha almeno uno in casa, altre più di uno. Lo stesso vale per internet, che è ormai un luogo virtuale dove scambiare opinioni, conoscere persone, comprare, vendere.

Visto che ormai c’è un numero sempre crescente di persone collegate ad internet, è possibile fare diventare questo il luogo dove avviene la compravendita di vari oggetti.

Grazie alla tecnologi, che è ormai alla portata di tutti, abbiamo la possibilità di fare acquisti comodamente da casa, senza neanche alzarci ormai dalla nostra poltrona.
Per aprire un negozio virtuale, l’iter è molto simile a quello che serve per aprire un negozio tradizionale, perchè si tratta di una vera e propria impresa commerciale.

Si deve infatti aprire una partita iva, iscriversi al registro delle imprese e fare la denuncia di inizio attività al comune in cui si risiede ed ove è registrata la vostra attività.

Ogni volta che si vende qualcosa, bisogna emettere una fattura. Una copia di questa va spedita all’acquirente, l’altra dovrai conservarla per la dichiarazione dei redditi.
Per la gestione del negozio virtuale è consigliabile avvalersi di un web master, che sia in grado di curare il negozio nel migliore dei modi, aggiornarlo e mettere sempre in rete tutti i nuovi prodotti, con foto e descrizione.

Importanza della Laurea per Lavorare

Nella situazione di crisi in cui sguazza l’Italia al giorno d’oggi, questa domanda risulta più che mai pertinente, soprattutto dal momento che le informazioni al riguardo sono ben poco incoraggianti.
Ci tengo quindi a fornirvi una panoramica reale della situazione, priva di merletti o zuccherini, che possa darvi un’idea, giovani laureandi, del quadro che vi circonda e del quale presto o tardi farete parte.

I dati

Secondo fonti Istat, i giovani rappresentano il 37,8% dell’occupazione nazionale, ma il loro livello di attività è ben lontano da quello degli adulti. Inoltre il tasso di occupazione dei giovani di 20-29 anni con un livello di istruzione secondario è al 53,3%, mentre quello dei giovani laureati è pari al 50,2% (il più basso in assoluto, inferiore di oltre 25 punti alla media europea). L’Italia è l’unico paese europeo in cui il tasso di occupazione dei laureati è inferiore a quello dei coetanei con un titolo di studio minore (!!!). Sempre l’Istat sottolinea poi come la laurea riduca la possibilità di disoccupazione solo dopo i 30 anni, mentre in precedenza questa si aggiri intorno al 24% (23,9%).

Messa in questi termini la prospettiva non sembra certo delle migliori. Ma aspettate. Non è tutto.
Sempre l’Istat rileva che i giovani, indipendentemente se precari o laureati, guadagnino mediamente il 26% in meno rispetto agli adulti. Coooooosa?? Ebbene si, oltre alla difficoltà di trovare un impiego decente, cari laureati con alle spalle anni di esami, professori lunatici, lezioni annullate senza preavviso, lentezze burocratiche, ci si mette anche la questione cash. La spiegazione sembra legarsi alla mancanza di esperienza dei giovani rispetto ai lavoratori più anziani.

Il problema

In ogni caso questa è la situazione: il vostro ingresso nel mondo del lavoro, (a meno che voi non siate degli esperti di tecnologie innovative ed informatica: in questo caso le possibilità di trovare un impiego aumentano), sarà costituito da possibilità centellinate con il contagocce e sottopagate. Ci si può rendere conto di ciò semplicemente notando quanti siano gli stages offerti dalle moltissime aziende che in questo modo danno una formazione, anche se minima, che può cominciare a sopperire le enormi lacune delle nostre università italiane. Perchè parliamoci chiaro: il problema è a monte. Non sono le aziende che preferiscono il vecchio al nuovo. E’ che il nuovo non ha nessuna conoscenza specifica sulla quale costruire un’esperienza successiva. E la causa è la politica universitaria che promuove un insegnamento generale e generalista, che sorvola sui particolari. Ecco l’handicap dell’università italiana.
Nonostante questo però, la laurea costituisce il presupposto necessario per affacciarsi a determinate professioni.

Nonostante ricca di pecche e lacune, l’istruzione universitaria è in Italia assolutamente basilare per chi aspira a qualcosa di più. Per me quindi la risposta alla domanda è positiva.
Ma con una postilla: se volete davvero rendere la vostra laurea più che un pezzo di carta, non adagiatevi sugli allori, cominciate invece a crearvi quell’esperienza prima di concludere gli studi. Datevi da fare durante, migliorate le lingue, fate stages, applicatevi nel pratico, prima che qualcuno vi possa dire:” Bene, lei si è laureato in tempo con 110, bravo, ma in concreto cosa sa fare??”
Bruciamo sul tempo i datori di lavoro.